赤い蝋燭と人魚

La candela rossa della sirena
36,4 x 25,7 cm
La candela rossa della sirena è la fiaba originale di Ogawa Mimei pubblicata nel 1921. Una fiaba che ha come tema l’egoismo insito nell’essere umano e riflette l’attuale società giapponese, che da un lato sfrutta la manodopera degli immigrati e dall’altro li esclude in quanto stranieri.
Trama
Nel mare oscuro viveva una sirena incinta. Il mare era un luogo così solitario e desolato che la sirena, convinta che gli esseri umani avessero un cuore gentile, decise di partorire la propria bimbina sulla terraferma affinché non provasse la stessa solitudine che aveva provato lei.
La bambina fu adottata da una coppia di anziani, candelai che hanno la bottega vicino al santuario e crebbe fino a diventare una bellissima ragazza. Per ripagare il favore della coppia che l’aveva allevata, la ragazza sirena dipinse i disegni con colore rosso sulle candele. Quelle candele disegnate in rosso divennero subito famose e la bottega del candelaio iniziò a prosperare. Inoltre, si diffuse la voce che, accendendo quelle candele offerte al santuario e portando con sé i mozziconi, i marinai o i pescatori sarebbero tornato sano e salvo anche in caso di mare agitato; così, ogni giorno e ogni notte, i fedeli affluivano al santuario in numero tale che la luce delle candele non si spegneva mai, e sia il santuario che la città prosperarono. D’altra parte, nessuno si preoccupava della ragazza che, per ringraziare alla coppia che l’aveva cresciuta pur non essendo umana, continuava a dipingere sopportando il dolore alle mani. Esaurita dalla fatica, un giorno la ragazza cominciò a sporgersi dalla finestra nelle notti di luna piena, con gli occhi lucidi per la nostalgia del lontano mare del nord.
Un giorno un commerciante, che aveva sentito la fama della candela, chiese alla coppia di anziani di vendergli ragazza. All’inizio i due anziani non volevano lasciare la ragazza, ma, spinti dalle parole del commerciante — «Da sempre si dice che le sirene portino sfortuna» — e di fronte a una somma esorbitante, decisero di cederla.
La ragazza supplicò di non dover lasciare i suoi genitori, ma questi, accecati dall’avidità, non le prestarono ascolto. La ragazza lasciò loro una candela completamente dipinta in rosso come ricordo di quel triste momento. Quando la nave su cui il commerciante aveva caricato la gabbia con dentro la ragazza si allontanò verso il largo, nonostante fosse già tarda notte, una donna pallida e bagnata si recò dal venditore di candele per comprarne una. La donna acquistò una candela rossa e se ne andò, ma quando la coppia di anziani guardò attentamente la moneta che aveva pagato, si accorsero che erano le conchiglie.
Quella notte, il tempo cambiò improvvisamente e il mare si scatenò in una tempesta violentissima; al largo, numerose navi naufragarono. Da allora, ogni notte, da chissà dove, una candela rosso veniva accesa nel santuario e, ogni volta, il mare si scatenava in una tempesta. Tremanti all’idea che si trattasse di una punizione della divinità del santuario, la coppia di anziani chiuse la bottega di candele, ma la fiamma delle candele rosso non si spense mai. Ben presto si diffuse la voce che chiunque avesse visto quelle candele accese sarebbe stato vittima di un disastro marittimo e sarebbe annegato; la gente, piena di rancore e paura nei confronti del santuario, smise di visitarlo.
Fu così che, in breve tempo, la città costiera cadde in rovina e scomparve.